I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del sito web.

In quell'anno la costruzione era da poco iniziata pertanto solo la cappella e il coro erano stati ultimati mentre l'altare, privo di qualsiasi ornamento, era fornito unicamente di predella (cioè il gradino posto davanti ad esso) di noce.
L'oratorio, a navata unica, non godeva di alcun reddito certo cosicchè la costruzione procedeva a rilento essendo sovvenzionata solo dalle elemosine. Il fabbriciere, Jacobo Antonio Bini, non teneva neanche il libro delle entrate e delle spese bensì una semplice nota.
Circa dieci anni dopo (1660) tuttavia l'oratorio era rinnovato, amplianto e "aptum celebratione", cioè idoneo alla celebrazione della messa, ma a condizione che venisse provvisto della suppellettile sacra necessaria.
I lavori però non erano stati ultimati: mancava la campana, le finestre erano prive di tela cerata e la cornice dell'ancona doveva essere ancora indorata. Verso la fine del secolo (1698) ai lati dell'unica porta furono realizzate le due finestrelle che ancora oggi si possono osservare sulla facciata.
All'interno, il vaso dell'acqua lustrale era posto a destra dell'ingresso mentre nell'angolo, dal lato opposto, pendeva la corda della campana di cui l'oratorio si era finalmente dotato. Questa era collocata sulla fronte sinistra della chiesetta, sorretta da due pilastri di modeste proporzioni; posizione che ha mantenuto sino ai nostri giorni. L'icona era costituita dalla "Tabula S. Rocchi, com imaginibus diversarum personarum contagioso morbo laborantinum", che rappresentava cioè San Rocco in mezzo a molte persone afflitte dalla peste, delle quali il Santo era il protettore.
All'esterno, sul lato opposto all'ingresso, era stata addossata da un privato una "topia con viti", cioè un pergolato, causa di una lunga lite col parroco, preoccupato dei danni che avrebbe potuto arrecare alla chiesetta portandovi umidità e per l'utilizzo che se ne sarebbe potuto fare, come scala, per introdursi dentro l'oratorio e compiervi dei furti. Sulla parete di fondo la finestra, ancora oggi esistente, era infatti priva di grata.
Alla metà del Settecento furono applicate le inferriate alle piccole finestre ai lati dell'ingresso; altre due aperture si trovavano sul lato occidentale. L'oratirio, lungo braccia 21 (12,6 m circa), largo braccia 8 (poco meno di 5m) e alto braccia 14 (quasi 8,4 m), nell'Ottocento aveva ormai un piccolo campanile, fondato sul muro della facciata; all'interno della chiesa tutto era secondo il prescritto: altare (lavorato a scagliola, cioè tipo di stucco a base di gesso unito a sostanze coloranti per imitare superfici in marmo, nicchia per gli arredi sacri, cancelli (balaustre) in legno davanti all'altare, armadi per i paramenti, vasca di marmo con piedistallo per l'acqua benedetta.
Sopra la mensa sacra era posto un quadro grande raffigurante San Rocco, probabilmente diverso talla "Tabula" sopra descritta; alle pareti erano inoltre appesi sei quadretti con immagini sacre e cornice dorata. Un'unica lampada in ferro, priva di alcun valore, pendeva dalla volta.
Ancora alla metà dell'Ottocento l'oratorio non possedeva alcun reddito ed era pertanto mantenuto dalla chiesa parrocchiale. L'attuale edificio si presenta come un unico corpo, distinto daglie difici circostanti e articolato in nave, presbiterio e sacrestia. La facciata, di semplici forme, è caratterizzato da un timpano sotto al quale è aperta una finestra con leggera strombatura (cioè con vasature oblique).
Il timpano è retto da due lesene che incorniciano la facciata stessa, al centro della quale si apre il portale d'ingresso con stipite in granito bianco del XVIII secolo.
Ai suoi lati si trovano due finestre rettangolari ad andamento orizzontale che presentano la stessa cornice del portale.
Il lato settentrionale evidenzia la struttura dell'edificio, costituito da una navata unica di dimensioni maggiori e dal presbiterio. La prima è divisa per mezzo di tre lesene (cioè elementi architettonici a sezione rettangolare poco sporgenti dal muro) in due campiture; il secondo non presenta particolari di rilievo e si configura come una terza più piccola campata dell'edificio.
Sul lato occidentale il presbiterio presenta, in alto, una finestra molto simile a quella della facciata.
Sul lato meridionale, per quanto riguarda la partitura degli spazi murali, si rilevano caratteristiche analoghe a quelle della fiancata settentrionale; inoltre all'interno delle due campiture si aprono due finestre analoghe alle altre già descritte. A questo lato è addossato un piccolo edificio edibito a sacrestia, risalente alla seconda metà del secolo scorso. Tutto il corpo dell'edificio presenta un bel cornicione di ispirazione manieristica. L'interno è costituito da un'unica navata divisa in due campate, ciascuna con volta a crociera. Le lesene sorreggono una trabeazione che prosegue nel presbiterio e che richiama modelli cinquecenteschi. Il presbiterio, di dimensioni più ridotte rispetto alla navata e privo di a bside, si apre con un arco trionfale ed è anch'esso coperto da una volta a crociera.
Da una piccola porta a sinistra dell'altare si entra nella sacrestia.
La decorazione interna, a finto marmo e a pittura a secco, è opera di questo secolo e non presenta particolare interesse artistico. Sopra l'altare, entro una cornice a stucco, è dipinta l'immagine del santo titolare, San Rocco; essa è opera contemporanea ed è stata eseguita nel corso dei lavori di restauro della chiesa affidati al pittore Luigi Gambini di Alessandria (1944).
Alla parete destra del presbiterio vi è una tela di grandi dimensioni che rappresenta la Deposizione di Cristi; essa, come pure la notevole cornice, è opera del XIX secolo.

Tratto da: "Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Dormelletto - Volume 19"
Provincia di Novara 2005

Che bello se ognuno di noi alla sera potesse dire: oggi ho compiuto un gesto di amore verso gli altri.

Papa Francesco